Eccolo che arriva, l’attacco…
Sento le tempie pulsare tanto da doverle bloccare con le mani, cercando di placare queste fitte improvvise, impossibili da sopportare. Mi sforzo di pensare che, così come è arrivato, il dolore passerà e che domani, forse, “la Bestia” mi lascerà vivere. Nel frattempo, posso solo stare al buio e nel silenzio: perché una flebile luce è una lama affilata che mi attraversa gli occhi penetrando nel cranio; il suono più debole è un colpo che mi trafigge il cervello. Un altro giorno sprecato, trascorso chiusa in camera, piangendo e pregando di riuscire ad addormentarmi.
Non è un semplice mal di testa: chi soffre di emicrania, vive periodicamente in uno spazio a sé, incomprensibile da parte di chi non lo prova. In questo mondo parallelo si possono trascorrere ore, ma anche giorni; gli antidolorifici non sempre sono efficaci e qualsiasi attività diventa impossibile. L’emicrania può causare notevoli ripercussioni sulla vita quotidiana, tanto che è considerata dall’OMS la seconda causa di disabilità al mondo (e la prima in soggetti di età inferiore a 50 anni).
Alle difficoltà prettamente legate alla malattia, si somma l’incomprensione: il paziente emicranico soffre perché le persone che lo circondano, familiari e persone care comprese, non si rendono conto dell’entità del suo dolore o della sua reale incapacità a svolgere le attività quotidiane, generando stati di disagio, isolamento e senso di colpa.
CHE COS’È L’EMICRANIA?
L’emicrania è una malattia neurologica cronica: si tratta di una forma di cefalea (mal di testa) molto diffusa, che colpisce oltre 6 milioni di persone in Italia. Si manifesta con attacchi ricorrenti, più o meno frequenti e non sempre prevedibili, che possono durare dalle 4 alle 72 ore. Il dolore è pulsante o trafittivo, solitamente unilaterale ed associato a nausea, vomito e fastidio per luce e rumori. All’attacco vero e proprio, può seguire un periodo di uno o due giorni di spossatezza o annebbiamento mentale, come se l’organismo dovesse riprendersi dal colpo che ha subito.
Nel 30% circa dei pazienti, il dolore è preceduto da una fase caratterizzata da disturbi visivi, oppure formicolii e, a volte, difficoltà nel linguaggio, della durata compresa tra 5 e 60 minuti: in questo caso, si parla di emicrania con aura. L’aura è un deficit neurologico transitorio benigno: questo significa che le manifestazioni sopra descritte sono completamente reversibili.
La diagnosi di emicrania si basa esclusivamente sui sintomi riferiti dal paziente al medico. Eventuali esami radiologici o di laboratorio possono essere necessari per escludere cefalee secondarie, ossia forme di mal di testa dovute ad altre cause, come patologie sottostanti.
COSA SUCCEDE IN UN CERVELLO EMICRANICO?
I meccanismi alla base dell’emicrania non sono ancora del tutto chiari. Si sa per certo che l’emicrania è una forma di cefalea di origine vascolare: il dolore è infatti causato dalla dilatazione dei vasi sanguigni del cervello, a sua volta derivante da un’attivazione del sistema trigemino-vascolare, che nei pazienti emicranici si eccita più facilmente rispetto ai soggetti sani.
L’attacco è solitamente innescato dai cosiddetti “trigger”, ossia fattori esterni come ad esempio la disidratazione, lo stress, alcuni cibi o cambiamenti climatici. Una volta che l’attacco è stato innescato, l’attivazione del sistema trigemino-vascolare porta al rilascio di sostanze infiammatorie, che stimolano i recettori del dolore. Nell’attacco emicranico vengono coinvolte diverse aree cerebrali, tra cui il talamo (che genera il fastidio per la luce ed i rumori) ed il tronco encefalico (responsabile della nausea e del vomito).
Un ruolo importante nel processo è svolto dal CGRP (calcitonin gene-related peptide), una molecola con azione vasodilatatrice che viene liberata durante l’attacco e contro cui sono dirette le ultime terapie per la prevenzione dell’emicrania.
L’aura è invece dovuta ad un’anomalia elettrica, un’onda di depolarizzazione capace di scatenare un vero e proprio “blackout” dei neuroni della corteccia cerebrale: a seconda del luogo in cui avviene questo fenomeno, si potranno verificare sintomi differenti (visivi, sensoriali, del linguaggio…).
PERCHE’ PROPRIO A ME?
L’emicrania è una patologia multifattoriale, in cui più fattori giocano un ruolo determinante: ad una componente genetica, che spiega perché la malattia sia ricorrente nelle famiglie, si associano dei fattori ambientali, che vanno ricercati nello stile di vita. Una componente importante è data dall’assetto ormonale: l’emicrania è infatti tre volte più frequente nelle donne in età fertile che negli uomini.
Tra i principali fattori capaci di scatenare un attacco emicranico vi sono:
- Disidratazione;
- Ipoglicemia, che può derivare dall’avere saltato o ritardato un pasto;
- Fattori ambientali: particolari condizioni metereologiche (vento, eccessiva esposizione al sole, freddo umido…) o cambiamenti climatici;
- Stress (specialmente, la fase di rilassamento successiva allo stress), insonnia (ma anche eccesso di sonno) e sforzi fisici eccessivi;
- Alimenti come cioccolato, frutta secca, insaccati, formaggi stagionati, bevande alcoliche…
- Fattore ormonale: la caduta del livello degli estrogeni, che avviene pochi giorni prima del ciclo mestruale, scatena attacchi in circa la metà delle donne emicraniche.
SI PUO’ GUARIRE?
La cura definitiva, che porti alla completa eliminazione degli attacchi emicranici, ad oggi non esiste. Sono però disponibili numerose soluzioni terapeutiche, che vanno scelte considerando diversi aspetti come, ad esempio, la durata e la frequenza degli attacchi.
Possiamo suddividere le terapie in:
- Sintomatiche: farmaci da assumere al bisogno, in caso di attacco;
- Preventive: farmaci utilizzati per ridurre frequenza ed intensità degli attacchi, qualora l’emicrania comporti un forte impatto sulla qualità della vita del paziente, con almeno 4 giorni di mal di testa al mese. In questo caso, di fondamentale importanza sono gli interventi sullo stile di vita: individuare i trigger, diversi da persona a persona, e correggerli è indispensabile per limitare il più possibile l’utilizzo di analgesici che, se assunti eccessivamente, possono alterare la soglia del dolore generando cefalee “da rimbalzo” (mal di testa derivato dall’abuso di medicinali).
Accanto alle soluzioni farmacologiche, un valido supporto nella profilassi dell’emicrania può venire dalla nutraceutica: sostanze come la vitamina B2, il coenzima Q10, il magnesio ed il partenio si sono dimostrati efficaci nel ridurre gli episodi emicranici, oltre che privi degli effetti collaterali tipici dei medicinali. Inoltre, pratiche come l’agopuntura, la riflessologia plantare e lo yoga tradizionale sono degli ottimi ausili per la gestione del mal di testa.
MAL DI TESTA O EMICRANIA?
Il mal di testa intenso potrebbe essere emicrania, un disturbo neurologico che necessita di una diagnosi tempestiva e di una gestione appropriata, per evitare il cronicizzarsi della malattia e l’utilizzo eccessivo di farmaci per il trattamento del dolore acuto.
Richiedi in farmacia di effettuare lo screening per capire se il tuo mal di testa potrebbe essere emicrania!





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