Sapevi che l’assunzione di alcuni cibi e bevande può influire sull’azione dei medicinali riducendo la loro efficacia, aumentandone la tossicità o addirittura causando effetti collaterali?
Conoscere queste interazioni è fondamentale per garantire un trattamento sicuro ed efficace, ottimizzando i risultati delle terapie: vediamone alcune insieme.
La maggior parte delle interferenze tra cibo e medicinali riguarda la via orale, perché l’assorbimento dei farmaci avviene a livello gastro-intestinale. Se si beve alcol in modo esagerato, però, possono verificarsi interazioni anche per altre vie di somministrazione, come la via intramuscolare.
Spesso ci chiediamo se sia meglio assumere un medicinale a stomaco pieno o vuoto. Non ci sono regole precise: è sempre meglio consultare il foglietto illustrativo o chiedere al medico o al farmacista. In linea generale, per un effetto rapido è preferibile assumere il farmaco a digiuno e con abbondante acqua, in modo che la solubilizzazione e l’azione siano più rapide. Al contrario, se si vuole rallentare l’effetto e mantenerlo più a lungo nel tempo, è meglio optare per l’assunzione a stomaco pieno.
Assumere il farmaco dopo un pasto può prevenire gli effetti irritativi sulla mucosa dello stomaco di alcuni farmaci come gli antinfiammatori, ma in altri casi può provocare effetti nocivi o la perdita di efficacia del medicinale. Il cibo, infatti, induce un aumento della produzione di succhi gastrici, che possono favorire o ridurre l’assorbimento di una compressa ingerita.
ACQUA
Prima di tutto, è necessario parlare dell’importanza dell’acqua nell’assunzione dei medicinali.
I farmaci per via orale vanno generalmente assunti con l’acqua (e non con la prima bevanda che capita) perché:
– non crea interazioni;
– impedisce al farmaco di aderire alla parete dell’esofago e dello stomaco provocando ulcerazioni;
– permette al medicinale di sciogliersi meglio e di entrare in circolo più facilmente.
L’acqua calda non è mai consigliabile perché, come tutte le bevande calde, ritarda l’effetto del farmaco; questo vale anche per l’acqua fredda, che, invece, ne accelera l’azione: meglio a temperatura ambiente.
POMPELMO
Il pompelmo e, in particolare, il suo succo, può interagire negativamente con diversi medicinali. Questo accade perché il pompelmo contiene sostanze che sono in grado di bloccare alcuni enzimi (CYP3A4) situati nel fegato, responsabili della metabolizzazione di molti farmaci. Di conseguenza, i medicinali assunti vengono eliminati più lentamente, restano più a lungo nell’organismo e si accumulano con effetti indesiderati notevoli.
È perciò importante non prendere alcune medicine con il succo di pompelmo; l’effetto indesiderato può manifestarsi anche dopo ore e può protrarsi per più di 24 ore. Per sicurezza, bisognerebbe attendere 72 ore tra l’assunzione del pompelmo e quella del medicinale.
La severità dell’interazione dipende da individuo a individuo, dal farmaco e dalla quantità di succo di pompelmo o di frutto assunto fresco. Infatti, una piccola quantità di succo o di frutto presa una sola volta, e non con continuità, non interagisce con i medicinali.
Poiché tanti farmaci, ma non tutti, interagiscono con il pompelmo, i consigli per i pazienti sono:
– rivolgersi al medico o al farmacista per avere indicazioni;
– vedere sul foglietto illustrativo del farmaco se sono riportate interazioni;
– controllare se nell’etichetta dei succhi di frutta o delle bevande alla frutta che si bevono abitualmente è riportato anche il succo di pompelmo.
Poiché l’inibizione dell’enzima avviene a livello intestinale, le interazioni con il pompelmo si manifestano solo con farmaci che si assumono per bocca.
SUCCHI DI FRUTTA
Quando si è in cura con dei farmaci, è sempre bene prestare attenzione alle bibite che si bevono.
Il problema nasce soprattutto in estate, quando si assumono bevande dissetanti e fresche a base di frutta. I succhi di agrumi contengono sostanze simili al pompelmo, quindi è bene berli lontano dal farmaco.
Per chi usa anticoagulanti orali, è sconsigliato il succo di mirtillo, perché ne incrementa l’efficacia (aumentando, così, il rischio di emorragie).
Il succo di aloe, efficace sulla gastrite, aumenta però l’effetto dei farmaci antidiabetici orali.
Il succo di melograno può interferire con antidiabetici, antidepressivi, antinfiammatori.
In altre parole, chi segue delle terapie è meglio che si disseti esclusivamente con dell’acqua naturale.
LATTE
Il latte è un alimento ricco di proteine, grassi, zuccheri, vitamine e sali minerali. L’alto contenuto di calcio può portare alla riduzione dell’assorbimento di certi farmaci come alcuni antibiotici (per esempio le tetracicline) e dei bifosfonati (farmaci utilizzati nella cura dell’osteoporosi). In questi casi, è meglio mantenere un intervallo di almeno 2-3 ore tra l’assunzione del farmaco e dei prodotti a base di latte.
Il latte è utile, invece, per ridurre gli effetti irritanti di alcuni farmaci sulla mucosa dello stomaco. Non si deve però esagerare con le dosi, perché dopo un sollievo iniziale, i sintomi possono comparire nuovamente.
ALCOL
Il consumo di etanolo o alcol etilico (vino, birra, grappa…) è sconsigliato in caso di qualsiasi terapia farmacologica. L’accoppiata alcol-farmaci è imprevedibile e pericolosa e l’assunzione contemporanea andrebbe perciò sempre evitata.
Questo consiglio diventa un vero e proprio obbligo quando si prendono farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale (come tranquillanti, antidepressivi, antistaminici), perché l’alcol incrementa il loro effetto sedativo. L’assunzione cronica di alcolici provoca un aumento dell’attività di alcuni enzimi del fegato, che hanno il compito di aiutare a smaltire i farmaci: per questo motivo, il medicinale resta in circolo pochissimo (perché è eliminato subito) e quindi può perdere la sua efficacia.
Chi si mette alla guida di veicoli deve sempre evitare bevande alcoliche, ma ancor di più se è in terapia farmacologica: l’interazione alcol-farmaci può infatti incrementare i disturbi a carico dell’attenzione e della percezione.
Un altro problema derivante dall’assunzione di alcol è l’aumento dell’effetto irritativo che gli antinfiammatori hanno sulla mucosa dello stomaco.
COLA, CAFFE’ E BEVANDE ENERGIZZANTI
La caffeina è un alcaloide, una sostanza prodotta da alcune piante come meccanismo di difesa.
Si trova nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà, matè e nelle bevande da esse ottenute, dette appunto energizzanti, in quanto portano ad un miglioramento dei riflessi e della concentrazione.
La caffeina ha diversi effetti:
– potenzia gli effetti collaterali (tachicardia, ipertensione e aritmia) di alcuni decongestionanti nasali, dei farmaci per l’asma, per la pressione alta e di alcuni analgesici per l’emicrania, che già contengono caffeina;
– stimola la secrezione gastrica, per cui antiacidi e gastroprotettori sono sconsigliati in associazione a caffè e ad altre bevande con caffeina;
– se assunta a dosi consentite, ha un’azione positiva sul rendimento di chi pratica sport ma, se la sua concentrazione nelle urine è superiore a certi valori, l’atleta può risultare positivo ai controlli antidoping;
– riduce la sonnolenza provocata dagli antistaminici.
CIOCCOLATO
Il cioccolato è un antidepressivo naturale: la sua assunzione, soprattutto se fondente, aumenta infatti la produzione di serotonina (detta anche “ormone del buonumore”).
Chi è in cura con gli antidepressivi sintetici non deve però esagerare col cioccolato, perché potrebbe provocare un aumento dell’azione sedativa dei farmaci.
Quando la serotonina è in eccesso (perché per esempio si è mangiato cioccolato in grande quantità), inoltre, compare spesso il mal di testa. Per questo motivo, il cioccolato è controindicato per chi soffre di emicrania cronica.
Il cioccolato può, infine, peggiorare i sintomi in caso di reflusso gastroesofageo; per questo motivo, se ne deve mangiare poco quando si è in cura con farmaci gastroprotettori.
LIQUIRIZIA
Conosciuta come rimedio naturale per proteggere la mucosa gastrica, la liquirizia ha proprietà antinfiammatorie ed emollienti ed è utile per curare tosse e catarro.
Ottima per chi ha la pressione bassa, è però pericolosa per l’iperteso: l’acido glicirrizico che contiene provoca infatti ritenzione di acqua e sodio, portando ad un innalzamento della pressione.
È da evitare anche in presenza di patologie cardiache e di malattie renali.
Ha effetti cortisonico-simili, pertanto i pazienti che sono in cura con il cortisone non la devono mangiare in grande quantità.
È sconsigliato un uso prolungato ed esagerato di liquirizia anche per chi assume la pillola anticoncezionale.
Ricorda che non sempre è necessario eliminare del tutto un certo alimento durante una cura farmacologica, ma bisogna porre attenzione alla quantità che se ne assume.
In caso di dubbi, consulta sempre il tuo medico o il tuo farmacista, in modo da sapere se vi siano alimenti da evitare durante una terapia, onde prevenire spiacevoli conseguenze.




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